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"A 964 persone piace questo elemento... e a te?"

Popolazioni native

Pubblicato il 04/03/2013
da Laura R.,
 
Dopo che la Corte interamericana dei diritti umani ha stabilito, il 25 luglio 2012, la responsabilità dell'Ecuador per aver violato il diritto della comunità sarayaku a essere consultata, questi hanno avviato una nuova campagna affinché il governo attui la sentenza in modo completo e tempestivo.
 
Tra le azioni da intraprendere c’è anche quella più urgente di rimuovere le 1,4 tonnellate di esplosivo sepolte nel sottosuolo. La battaglia che queste 1200 persone portano avanti da oltre 10 anni sfidando il potere del governo e quello di una compagnia petrolifera argentina, è fondamentale per salvare le loro tradizioni e la foresta pluviale in cui abitano. 
Pubblicato il 10/01/2013
da Virginia,

Dall’11 dicembre, di fronte al parlamento canadese a Ottawa staziona una tenda tradizionale dei popoli nativi attawapiskat.

Pubblicato il 04/10/2012
da Laura R.,

Non ci aspettavamo questo riconoscimento – è stata una sorpresa. Essere stati scelti tra centinaia di film è un grande onore.”

Eriberto Gualinga, comunità nativa Kichwa di Sarayaku

Il 29 settembre, il documentario “I discendenti del Giaguaro” (Los decendientes del jaguar è il titolo originale) ha vinto il premio Miglior documentario del National Geographic All Roads Film Festival, tenutosi a Washington.

Per noi di Amnesty e per la comunità Kichwa di Sarayaku, questo premio è motivo di grande orgoglio!

Pubblicato il 08/08/2012
da Laura R.,

Il 9 agosto ricorre la Giornata internazionale dei popoli nativi, celebrata ogni anno in tutto il mondo dal 1994. Proprio alla vigilia di questa giornata, Amnesty accusa i governi del continente americano di dare priorità ai profitti anziché alla sopravvivenza fisica e culturale di migliaia di persone. Le accuse sono dirette a diversi governi americani, dal Messico alla Colombia, dall’Argentina alla Bolivia, ma anche a Guatemala, Brasile, Paraguay e Perù, e diffuse attraverso un documento reso pubblico proprio oggi dal titolo Governments must stop imposing development projects on Indigenous peoples’ territories.

Il documento si concentra sul diritto delle popolazioni native a essere consultate su progetti di sviluppo riguardanti i loro territori o confinanti con essi, come autostrade, oleodotti, centrali idroelettriche e miniere a cielo aperto.

Né le aziende né i governi rispettano questo diritto e numerosi sono i casi mancanza di trasparenza, di minacce, di assenza di controlli e di diniego di riparazioni alle comunità colpite dalle violazioni dei diritti umani.
 

Pubblicato il 21/06/2012
da Virginia,

Rimanendo in tema di Rio+20, oggi vi proponiamo il post di Savio Carvalho, direttore della campagna “Io pretendo dignità” del nostro Segretariato internazionale, scritto ieri direttamente dal Summit di Rio de Janeiro.
Il suo account su Twitter è: @SavioConnects
Buona lettura!

 

Al termine di una delle sessioni negoziali al Summit Rio+20 sullo sviluppo sostenibile, in pochi minuti sono stati depennati i riferimenti alla “libertà di espressione e associazione” dalla bozza di documento finale.

Mi ha scioccato vedere le resistenze minime, se non nulle, da parte degli altri negoziatori in quello che sembra un compromesso ottenuto nelle più grandi battaglie combattute in questi colloqui spesso a porte chiuse. È stato come se i diritti umani fossero stati, ancora una volta, relegati a elemento da contrattare nelle trattative per il testo finale.

Il tema del summit – “il futuro che vogliamo” – dovrebbe realizzare gli obiettivi stabiliti qui, a Rio, 20 anni fa. Allora, i leader mondiali accettarono di lavorare per salvare il pianeta, assicurare un ambiente salutare e sostenibile per tutti. Oggi, piuttosto di costruire a partire da queste solide basi, la sfida è proteggere queste fondamenta dalla distruzione.

Pubblicato il 01/02/2012
da Virginia,

 

Sappiamo che sono stati fatti importanti passi avanti nella vicenda della Vedanta. L’Alta Corte ha rigettato il ricorso dell’azienda e confermato il verdetto di luglio 2011, che impedisce l’ampliamento della raffineria .

Ma ai piedi delle colline sacre degli adivasi, c’è ancora un altro problema, quello dell’impatto sull’ambiente dei rifiuti prodotti dalla raffineria esistente.

La raffineria ha un deposito di rifiuti tossici, che si estende su 38 ettari di terra. Lo stagno rosso è pieno fino all’orlo e lo scorso anno, durante la stagione dei monsoni, ci sono state delle gravi fuoriuscite. La raffineria della Vedanta e lo stagno di fango rosso sono situati a solo un chilometro dal fiume Vamsadhara, la principale fonte d'acqua della regione; quattro villaggi sono molto vicini alla raffineria e altri otto sono a valle del fiume.