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"A 1020 persone piace questo elemento... e a te?"

Responsabilità delle aziende

Pubblicato il 09/11/2012
da Laura R.,

Domani ricorre un anniversario importante e allo stesso tempo tragico: il 10 novembre 1995, Ken Saro Wiwa, artista, poeta e attivo ambientalista veniva messo a morte dallo stato nigeriano per aver aiutato la popolazione degli ogoni a chiedere giustizia per i danni ambientali causati dalla Shell.

A distanza di 17 anni dalla sua morte, qualcosa sembra stia per cambiare nella vita di chi in Nigeria ha perso tutto a causa dell’industria petrolifera: l’11 ottobre, presso un tribunale dell'Aja si è svolta la prima udienza relativa alla causa civile contro la compagnia petrolifera Shell presentata da quattro contadini della regione del delta del Niger, in Nigeria, e da Friends of the Earth Olanda.

Nel 2008, gli avvocati di Friends of the Earth Olanda e quattro contadini, avevano denunciato la Shell per aver inquinato campi coltivati e corsi d’acqua presso i villaggi ogoni di Goi, Oruma e Ikot Ada Udo a causa di una serie di fuoriuscite di petrolio avvenute fra il 2004 e il 2007. Le accuse erano dirette sia alla consociata nigeriana Shell Petroleum Development Company (Spdc) sia alla Royal Dutch Shell.

Pubblicato il 31/10/2012
da Laura R.,

Pubblicato il 02/10/2012
da Laura R.,

Diverse volte vi abbiamo parlato della vicenda dei dongria khond, le 8500 persone, che da anni convivono con una raffineria di alluminio di una multinazionale e da altrettanto tempo si battono per i loro diritti, per preservare e difendere le loro terre, sacre e fonti di vita.

In questi anni la loro vicenda si è arricchita di diverse vicende giudiziarie – passi avanti nella loro battaglia – ma gli effetti delle raffineria sulle loro vite sono continuati.

Alcuni hanno venduto le terre alla raffineria, perdendo così i mezzi di sussistenza e hanno contratto malattie a causa dell’inquinamento di aria e acqua. Quelli che hanno avuto il coraggio di protestare sono stati arrestati e imprigionati.

Pubblicato il 25/09/2012
da Virginia,

 

“I miei bambini avevano gli occhi rossi e la febbre. sentivano freddo, uno aveva la diarrea. Hanno avuto la febbre per almeno due settimane”.

Jérôme Agoua, presidente dell’associazione delle vittime del disastro tossico di Abobo-Plaque, era ad Abidjan il 20 agosto 2006 quando, come tante altre persone che vivevano nella capitale della Costa d’Avorio, si è svegliato con l’odore nauseabondo dei rifiuti tossici riversati in diverse parti dalla multinazionale Trafigura.

Già conoscete questa storia di reati da parte della multinazionale britannica, di violazioni dei diritti umani e di incapacità dei governi nel proteggere le persone e l’ambiente. Più volte su questa community abbiamo parlato delle oltre 100.000 persone che nei giorni successivi al riversamento hanno riempito, terrorizzati, gli ospedali perché avevano nausea, mal di testa, irritazione agli occhi e bruciori. Abbiamo seguito le vicende giudiziarie della Trafigura, che è stata giudicata colpevole da un tribunale olandese per esportazione illegale di rifiuti tossici, ma non è stata mai accusata di ciò che ha riversato nel paese dell’Africa occidentale.

 

Pubblicato il 06/07/2012
da Laura R.,

Come vi avevamo già anticipato, mercoledì 4 luglio abbiamo consegnato le 309.190 firme raccolte all’appello della Shell.

Marleen van Ruijven di Amnesty Olanda insieme a quattro studenti internazionali ha incontrato Dick Benschop, direttore di Shell Olanda ed ex segretario del ministero degli affari esteri olandese!

Pubblicato il 06/07/2012
da Laura R.,

Qual è il collegamento tra le prossime Olimpiadi di Londra e uno dei più terribili disastri industriali della storia? Ce lo raccontano alcune donne che a Bhopal, in India, stanno conducendo una campagna per ottenere giustizia, intervistate dal nostro collega del Segretariato di Amnesty a Londra, Madhu Malhotra.

Il disastro di cui parliamo lo conosciamo bene! La notte del 2 dicembre 1984 una fuoriuscita di gas tossico dall’impianto della Union Carbide (Oggi Dow Chemical) provocò la morte di 7000-10.000 persone. Altre 15.000 morirono negli anni successivi e altre 100.000 persone iniziarono a convivere con gravi problemi di salute, come malattie respiratorie, neurologiche e disturbi ginecologici.