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News

Pubblicato il 17/02/2012
da Laura R.

Dopo le dimissioni di Meredith Alexander, commissario etico della Csl, la Commissione per una Londra sostenibile 2012, proseguono le pressioni da parte delle associazioni della società civile per chiedere che la Dow Chemical non stia tra gli sponsor delle Olimpiadi 2012.

Pubblicato il 13/02/2012
da Laura R.

 

Fermare tutti gli sgomberi fino a quando non saranno poste in essere le misure necessarie per mettere fine agli sgomberi forzati”: questa la dichiarazione rilasciata dal primo ministro del Kenya, Raila Odinga, il 30 gennaio scorso. Una dichiarazione pubblica che è passata piuttosto inosservata qui in Italia, ma non per Amnesty che, come sapete dai diversi post su questa community, da tempo si occupa di sgomberi forzati in Kenya.

Questo impegno pubblico potrebbe essere un primo passo verso l’adozione delle linee-guida sugli sgomberi, sviluppate dal ministero della Terra e che devono essere ancora presentate al Gabinetto, il quale dovrà stabilire se convertirle in legge o meno.

Pubblicato il 08/02/2012
da Laura R.

Nel Delta del Niger si è verificato l’ennesimo disastro ambientale e questa volta a doverne rendere contro è la Chevron. Il 16 gennaio scorso un incendio è scoppiato sulla piattaforma petrolifera offshore K.S. Endeavor, di proprietà della Fode Drilling Nigeria Limited, controllata della Chevron Corporation, a 10 chilometri al largo delle coste nigeriane.

La Coalizione nazionale sul gas flaring e le fuoriuscite di petrolio nel Delta del Niger (Nacgond), composta da diverse associazioni locali tra cui il Movimento per la sopravvivenza del popolo Ogoni (Mosop) e dal Centro per l’ambiente, i diritti umani e lo sviluppo (Cehrd), che conosciamo bene, hanno chiesto alla Chevron e al governo nigeriano di rispondere del disastro.

Pubblicato il 07/02/2012
da Laura R.

 

Dal 25 al 29 gennaio, a Davos, in Svizzera, si è svolto il 42° Forum economico mondiale.

Il tema attorno al quale si sono riuniti circa 40 capi di stato, 200 ministri e oltre un migliaio di rappresentanti di aziende e istituti bancari è stato “La grande trasformazione: dare forma a nuovi modelli”. All’interno di questo tema, il confronto è stato ampliato alle situazioni mondiali urgenti da risolvere, tra cui la sostenibilità ambientale, i conflitti locali e internazionali, la crisi economica e le possibilità di un nuovo sviluppo.

Oltre ai leader politici mondiali c’erano anche le grandi organizzazioni per i diritti umani e l’ambiente e tra queste anche Amnesty che, insieme a Greenpeace, ha ricordato alle aziende che senza il rispetto dei diritti umani e dell’ambiente non otterremo alcuna trasformazione.

Pubblicato il 06/02/2012
da Virginia

Ogni giorno, 8000 donne subiscono mutilazioni dei genitali femminili. Questo insieme di pratiche rituali tradizionali, connesse a riti d’iniziazione femminile e d’integrazione sociale, è particolarmente radicato; spesso le donne che le subiscono non sono in grado di opporvisi e anzi le appoggiano, per paura dello stigma sociale e dell'emarginazione che colpisce chi non vi si adegua.

Le mutilazioni dei genitali femminili rappresentano una grave violazione dei diritti umani delle donne e delle bambine. Violano il diritto all'integrità fisica e psicologica, al più alto standard di salute possibile, a essere libere da ogni forma di discriminazione - inclusa la violenza - e di trattamento crudele, disumano o degradante; violano i diritti dell'infanzia e, in casi estremi, il diritto alla vita. Inoltre le mutilazioni dei genitali femminili aumentano l’incidenza della mortalità materna.

Pubblicato il 01/02/2012
da Virginia

 

Sappiamo che sono stati fatti importanti passi avanti nella vicenda della Vedanta. L’Alta Corte ha rigettato il ricorso dell’azienda e confermato il verdetto di luglio 2011, che impedisce l’ampliamento della raffineria .

Ma ai piedi delle colline sacre degli adivasi, c’è ancora un altro problema, quello dell’impatto sull’ambiente dei rifiuti prodotti dalla raffineria esistente.

La raffineria ha un deposito di rifiuti tossici, che si estende su 38 ettari di terra. Lo stagno rosso è pieno fino all’orlo e lo scorso anno, durante la stagione dei monsoni, ci sono state delle gravi fuoriuscite. La raffineria della Vedanta e lo stagno di fango rosso sono situati a solo un chilometro dal fiume Vamsadhara, la principale fonte d'acqua della regione; quattro villaggi sono molto vicini alla raffineria e altri otto sono a valle del fiume.

Pubblicato il 27/01/2012
da Virginia

La reputazione dei Giochi Olimpici di Londra 2012 ha subito ieri un duro colpo.

Meredith Alexander, commissario etico della Csl, la Commissione per una Londra sostenibile 2012, si è dimessa. Il motivo: le preoccupazioni destate dall’accordo di sponsorizzazione della Dow, la compagnia statunitense che, come sappiamo, è collegata al più grave disastro chimico dei nostri tempi, quello di Bhopal.

Meredith Alexander era stata nominata membro della Csl dal sindaco di Londra, Boris Johnson. La commissione di cui ha fatto parte fino a l’altro ieri ha difeso nelle ultime settimane la scelta del Locog, il Comitato organizzatore delle Olimpiadi che aveva incaricato la Dow di sponsorizzare il telone decorativo di 900 metri che cingerà lo Stadio Olimpico.

Pubblicato il 24/01/2012
da Laura R.

Il 18 gennaio ti abbiamo parlato di come Davide ogni tanto riesce a battere Golia, ovvero le multinazionali. Bene. Un’altra vittoria di Davide, ovvero delle comunità native, c’è stata proprio qualche giorno fa!

Hanno vinto gli agricoltori nativi majhi kondh e dalit, che da anni denunciano l’impatto ambientale, sociale e umano delle attività della raffineria della Vedanta Aluminium. Il 20 gennaio, infatti, l’Alta corte dello stato d’Orissa ha rigettato il ricorso dell’azienda e confermato il verdetto di luglio 2011.

Pubblicato il 20/01/2012
da Virginia
in News

Spesso su questa community ci siamo chiesti se e come le persone che subiscono una violazione dei diritti umani possono ottenere giustizia. Sappiamo che i diritti umani devono essere riconosciuti e garantiti dalle leggi dello stato e che devono essere tutelati nei tribunali. Ma a volte non basta.

I motivi per cui non sempre è possibile ottenere giustizia sono diversi. Può accadere che le autorità non applichino le decisioni dei tribunali nazionali e internazionali. Si pensi al caso delle persone che devono rivolgersi ai tribunali del paese sede della multinazionale che ha inquinato la loro terra: questo significa far fronte a spese legali, di viaggio e giudiziarie, che spesso non possono permettersi.

Pubblicato il 18/01/2012
da Virginia

Nel 1993, quando il processo contro la Texaco ebbe inizio, pochi credevano che ci sarebbe stata giustizia per le popolazioni native della regione di Sucumbios . Era stata chiamata in causa la Texaco (poi fusa con la Chevron), una multinazionale petrolifera che per anni aveva estratto petrolio nella regione e riversato quantità indicibili di sostanze tossiche nell’ambiente.

Era una battaglia decisamente impari. Il Golia con cui battersi era troppo grande per il dimenticato Davide della foresta amazzonica.

Ma contro ogni previsione si è arrivati alla giustizia, e il caso dell’Ecuador non è l’unico.