
Da domani, mercoledì 20 giugno, per tre giorni a Rio de Janeiro i capi dei governi si riuniranno nella Conferenza sullo sviluppo sostenibile (Uncsd), denominata anche Rio+20, perché cade a 20 anni di distanza dal Vertice della terra (Unced) che si tenne sempre a Rio nel 1992.
Dai lavori preparatori della conferenza è uscita una bozza di documento che contiene, tra l’altro, un riferimento ai diritti all’acqua e ai servizi igienico-sanitari. Per quanto meritorio possa essere questo riferimento, la sua attuale formulazione genera delle perplessità.
Al paragrafo 121, la bozza di documento presentata dal Brasile il 16 giugno dichiara: “Riconosciamo i nostri impegni riguardo il diritto umano all’acqua potabile e ai servizi igienico-sanitari come inscindibilmente collegato al diritto al più alto standard possibile di salute fisica e mentale, così come al diritto alla vita e alla dignità…”.
Secondo Amnesty International questa formulazione ha il limite di non specificare, come fatto in altre sedi, che i diritti all’acqua e ai servizi igienico-sanitari non sono meramente legati ad altri diritti umani, ma che invece derivano dal diritto a un adeguato standard di vita, sancito dall’articolo 11 (par.1) del Patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali.