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World Habitat Day: non basta celebrare!

Ricorre oggi, 4 ottobre, il World Habitat Day, la Giornata mondiale delle Nazioni Unite istituita 15 anni fa e dedicata al tema dell’alloggio. Questa importante giornata ha oggi un significato particolare, perché si inserisce in un quadro globale di costante diniego del diritto a un alloggio adeguato.

Un diritto negato al miliardo di persone che nel mondo vive negli slum, alle comunità rom sgomberate forzatamente da una parte all’altra dell’Europa, alle 2500 persone che sono state sgomberate dalla zona periferica di Gurgaon, vicino Delhi, per fare spazio ai Giochi del Commonwealth, iniziati ieri, alle 200.000 persone di Port Harcourt, in Nigeria, che stanno correndo lo stesso rischio.

Un diritto negato a tutto coloro che, dalla Francia allo Zimbabwe e fino alla Cambogia, si vedono abbattere la casa senza essere stati informati, senza avere un’adeguata alternativa né un risarcimento, e che vengono così condannati a un futuro di ulteriore povertà, senza casa né acqua, scuole, servizi igienico-sanitari o cure mediche.

Un diritto di cui l’ultimo Summit sugli Obiettivi di sviluppo del millennio non ha tenuto conto, visto che non solo non ha chiesto ai governi di porre fine agli sgomberi forzati, malgrado sia evidente che questi trascinino ancora di più le persone nella povertà, ma ha anche parlato, nella dichiarazione finale, di “ridurre la popolazione degli insediamenti abitativi precari”, un’espressione che Amnesty International teme possa favorire ulteriori sgomberi forzati.

I leader mondiali devono andare oltre la retorica, non basta celebrare occorrono azioni concrete e provvedimenti per proteggere i diritti delle persone che vivono negli insediamenti abitativi precari.

 

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