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Quando il petrolio rende poveri

Una contadina di Ikot Ada Udo nelle vicinanze di un pozzo di petrolio che ha inondato i suoi campi. ©Kadir van LohuizenNel Delta del Niger, se sei un pescatore devi remare quattro ore per arrivare in acque dove il pesce non odora di petrolio grezzo. Se vivi ad Akala Olu rischi di non vedere mai il buio perché le torce di gas sprigionate dagli impianti dell’Agip creano una luce perenne. Se la tua casa è vicino a un pozzo di petrolio, è molto probabile che per una fuoriuscita l’aria puzzi per giorni di petrolio e gas, che tu non riesca a respirare o che sul tuo corpo compaiano lesioni cutanee. Se vivi a Oloibiri, Ikarama, Oruma o in tanti altri villaggi del Delta del Niger, sei costretto a bere, cucinare e lavarti con acqua inquinata. Se avessi abitato a Bodo il 28 agosto 2008, avresti visto una conduttura dell’oleodotto del Trans Niger incendiarsi e una fuoriuscita di petrolio riversarsi nella baia per ben due mesi; avresti anche potuto vedere come la Shell, responsabile dell’incendio, non solo non ha interrotto immediatamente il riversamento ma, addirittura, è arrivata dopo otto mesi nel tuo villaggio per portarti scorte di cibo clamorosamente insufficienti!
Se fossi uno dei 31 milioni di abitanti del Delta del Niger questa sarebbe la tua quotidianità!

In quest’ampia zona della Nigeria il governo viene meno ai suoi obblighi e le compagnie petrolifere agiscono senza considerare l’impatto delle loro attività sui diritti umani e senza essere chiamate a risponderne, come denunciato nel nostro recente rapporto “Petrolio, inquinamento e povertà nel Delta del Niger”. Il governo non prende misure per evitare che i diritti umani vengano colpiti dall’inquinamento petrolifero e non rende disponibili dati relativi all’impatto sulla popolazione; nonostante abbia adottato leggi a cui devono attenersi le imprese, non le attua e le agenzie governative, chiamate a farle rispettare, sono inefficaci.

Dal canto loro, le compagnie petrolifere come la Shell, che opera su un territorio di 31.000 km quadrati, non adottano misure sufficienti per prevenire i danni ambientali e quando questi si verificano, non sempre rimediano ai loro errori e le aree inondate di petrolio non vengono bonificate in tempi rapidi né in modo adeguato.

Le persone che su questi terreni vivono e lavorano vedono i loro fondamentali diritti al cibo, all'acqua, alla salute e all'accesso ai mezzi di sussistenza sistematicamente violati; non vengono informate dei possibili effetti di un’attività petrolifera sulle loro terre e, come se non bastasse, spesso non vengono nemmeno risarcite!

In altre parole, nel Delta del Niger è in atto una vera e propria tragedia dei diritti umani che noi vogliamo fermare. Per questo invitiamo il governo nigeriano a garantire a chi abita in quest’area i suoi diritti fondamentali; abbiamo chiesto inoltre a Peter Voser, amministratore delegato della Shell insediatosi il 1° luglio scorso, di utilizzare i suoi primi 100 giorni di mandato per rendere pubbliche le informazioni sull’impatto delle operazioni petrolifere, per avviare una bonifica dei siti maggiormente colpiti e impegnarsi pubblicamente a bonificare tutti gli altri e a rendere trasparenti le attività della Shell.

 

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Commenti

Consiglio la visione

Consiglio la visione dell'inchiesta di Report sulla difficile situazione che gli abitanti del Delta del Niger si trovano ad affrontare.
Lo trovate qui: http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-649fab67-cc1b-4f8...